
Bill Viola, noto in Italia per alcune installazioni come The Greetings - L'incontro, è uno dei primi nomi ai quali si associa il concetto di videoarte. O almeno
lo era, fino all'affermazione di nuove tendenze espressive come quelle famosissime di Barney, Cunningham, Hirst, Rist ed altri.
Da questi nuovi "geni", Viola si distingue ancora per la sobrietà e per le qualità essenziali della ricerca, dedita più alla "trasformazione" che alla "finalizzazione" delle idee.
<Per natura, il Britannico rifugge da qualsiasi dimostrazione pubblica dei suoi sentimenti. Per le strade inglesi non è facile imbattersi in spontanee manifestazioni emotive: troppo imbarazzante. Eppure alla National Gallery, bastione della tradizione artistica nel cuore di Londra, le persone fanno la coda per vedere una donna piangere a dirotto, il corpo scosso da sussulti di dolore.
È una delle immagini di The Passions, la collezione di 20 opere di Bill Viola, cinquantaduenne videoartista americano. La mostra (fino al 4 gennaio) è un viaggio dentro uno dei temi più difficili e profondi dell'arte: l'emozione umana. Viola "fa rivivere" i quadri religiosi del XV e XVI secolo, proiettando su schermi piatti riprese al rallentatore di attori che esprimono emozioni diverse: dolore, piacere, gioia. "Voglio aprire il sipario", spiega, "sui momenti più misteriosi della vita, che solitamente vengono celati".
The Passions è una pietra miliare: è la primissima volta che la National Gallery, sede di una delle più grandi collezioni di antichi maestri al mondo, apre le porte a una personale su un videoartista. Solitamente, sulle pareti delle sue immense sale sono appesi splendidi quadri medievali e rinascimentali e non schermi al plasma digitali high-spec. The Passions rappresenta una mossa coraggiosa da parte della galleria. "Sono abituato a trattare artisti defunti", sottolinea Alexander Sturgis, curatore della mostra, di cui una versione ha già riscosso notevole successo al Getty Museum, in California.
"Lavorare con Bill Viola è stato incredibilmente eccitante". Ma quasi altrettanto eccitante è vedere le opere, se perfino una mostra di Viola all'Anthony d'Offay, piccola galleria commerciale, ha fatto recentemente registrare ben 50 mila visitatori. "Evidentemente", spiega Sturgis, "c'è qualcosa nelle opere di Viola che riesce a far vibrare le corde del pubblico". Sarà il fatto che l'artista, influenzato da buddismo e letteratura mistica europea e asiatica, si preoccupa principalmente dell'interiorità, dell'io spirituale del visitatore. Come ha affermato di recente, lo scopo della sua arte non è decorare, variare o educare, bensì trasformare: "Serve a sviluppare una comprensione più profonda delle esperienze personali, in modo estremamente individuale, soggettivo e privato" >
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