mercoledì, 20 dicembre 2006

Appunti su una tradizione di ricerca

Videoarte e pornografia

Il rapporto tra videoarte e pornografia ha origini lontane ed insondabili.
Il confronto con l'immagine pornografica si consuma nella storia personale di molti artisti e si pone, solitamente, agli albori dell'attività creativa. Ci riferiamo alle intime sperimentazioni attraverso le quali certi autori familiarizzano con i propri mezzi espressivi.
Da un punto di vista storico-artistico, si può dire che questo rapporto nasce con le primissime sperimentazioni storiche. E, manifestandosi in modo chiaro solo a tratti, serpeggia costantemente nell'"inconscio" delle arti.
Esistono autori di grande maturità che hanno trattato l'immagine pornografica in chiave artistica, reinterpretandola alla luce di svariate intenzioni di ricerca. Drop out experience, dalla primavera del 2006, ha avviato un ciclo di segnalazioni dedicate a questo tema, con lo scopo di ricordare l'attività di autori italiani e internazionali.
Non essendo sempre facile reperire notizie sull'argomento, invitiamo chiunque a segnalarci opere del presente e del passato (visita Videoarte e pornografia su dropoutexperience).

(tratto da vpzspeed blog)
postato da: artemide83 alle ore 15:41 | link | commenti
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mercoledì, 08 novembre 2006

Bill Viola e l'Io spirituale

Bill Viola, noto in Italia per alcune installazioni come The Greetings - L'incontro, è uno dei primi nomi ai quali si associa il concetto di videoarte. O almeno lo era, fino all'affermazione di nuove tendenze espressive come quelle famosissime di Barney, Cunningham, Hirst, Rist ed altri.
Da questi nuovi "geni", Viola si distingue ancora per la sobrietà e per le qualità essenziali della ricerca, dedita più alla "trasformazione" che alla "finalizzazione" delle idee.

<Per natura, il Britannico rifugge da qualsiasi dimostrazione pubblica dei suoi sentimenti. Per le strade inglesi non è facile imbattersi in spontanee manifestazioni emotive: troppo imbarazzante. Eppure alla National Gallery, bastione della tradizione artistica nel cuore di Londra, le persone fanno la coda per vedere una donna piangere a dirotto, il corpo scosso da sussulti di dolore.

È una delle immagini di The Passions, la collezione di 20 opere di Bill Viola, cinquantaduenne videoartista americano. La mostra (fino al 4 gennaio) è un viaggio dentro uno dei temi più difficili e profondi dell'arte: l'emozione umana. Viola "fa rivivere" i quadri religiosi del XV e XVI secolo, proiettando su schermi piatti riprese al rallentatore di attori che esprimono emozioni diverse: dolore, piacere, gioia. "Voglio aprire il sipario", spiega, "sui momenti più misteriosi della vita, che solitamente vengono celati".

The Passions è una pietra miliare: è la primissima volta che la National Gallery, sede di una delle più grandi collezioni di antichi maestri al mondo, apre le porte a una personale su un videoartista. Solitamente, sulle pareti delle sue immense sale sono appesi splendidi quadri medievali e rinascimentali e non schermi al plasma digitali high-spec. The Passions rappresenta una mossa coraggiosa da parte della galleria. "Sono abituato a trattare artisti defunti", sottolinea Alexander Sturgis, curatore della mostra, di cui una versione ha già riscosso notevole successo al Getty Museum, in California.

"Lavorare con Bill Viola è stato incredibilmente eccitante". Ma quasi altrettanto eccitante è vedere le opere, se perfino una mostra di Viola all'Anthony d'Offay, piccola galleria commerciale, ha fatto recentemente registrare ben 50 mila visitatori. "Evidentemente", spiega Sturgis, "c'è qualcosa nelle opere di Viola che riesce a far vibrare le corde del pubblico". Sarà il fatto che l'artista, influenzato da buddismo e letteratura mistica europea e asiatica, si preoccupa principalmente dell'interiorità, dell'io spirituale del visitatore. Come ha affermato di recente, lo scopo della sua arte non è decorare, variare o educare, bensì trasformare: "Serve a sviluppare una comprensione più profonda delle esperienze personali, in modo estremamente individuale, soggettivo e privato" >
[ da DWeb, dove continua continua ].
postato da: artemide83 alle ore 20:59 | link | commenti
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giovedì, 02 novembre 2006

Fabrizio Plessi, nome storico della videoarte internazionale, resta un punto di riferimento estetico per ogni newmediartista.
Nell'era dell'arte interattiva, la sua visione essenzialmente compositiva suggerisce l'esistenza di un'anima della videoarte, sempre più relegata alla tecnologia, ai database, alla circuitistica. La presenza di materiale diversi come marmo, legno assieme al video, evoca una metaforicità dello stesso.
Suggerisco la visione delle opere presenti nel suo sito (www.plessi.it), come questo "mulino del tempo" (anche Gary Hill ebbe idee del genere).
L'autore attualmente insegna all'università di Colonia.


"Fabrizio Plessi. Videoartista. Autore di installazioni, films, videotapes e performances, sue opere si trovano nei più importanti Musei d’Arte contemporanea del pianeta Terra. Dal 1990 insegna Umanizzazione delle Tecnologie alla Kunsthochschule fur Medien di Colonia e dal ’94 è titolare della cattedra di Scenografie Elettroniche presso la stessa istituzione. Maestro della videoinstallazione, ha attraversato più media: cinema, teatro, tv, con un segno stilistico riconoscibilissimo perché unico. La più recente volta che ho ammirato sue opere è stata a Roma, nel settembre di questo 2002, alla Scuderie del Quirinale dove si è tenuta un’antologica che ha visto in quelle sale scorrere acque elettroniche ed ardere fuochi tecnologici in una lussuosa e inquietante suite per l’occhio". (da
 adolgiso.it)
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giovedì, 26 ottobre 2006

Il Proto vijng di Giacomo Verde

Giacomo Verde è un videoartista tutt'oggi attivissimo.
Citato e rispettato da un punto di vista storicoartistico, è uno dei pochi della "vecchia guardia" ad aver affrontato in prima persona le evoluzioni della tecnologia e del linguaggio. In prima persona, perchè lo troviamo ancora in palchi e piazze di metropoli e di provincia a giocare con la tecnologia, mentre altri artisti noti si sono "chiusi" in feudi fatti di esposizioni in gallerie d'arte, o studi di produzione commerciali.
Il "protovijng eutopico" è un balocchino fondato su giochi di feedback tra immagini di piccoli oggetti, e, non potendo essere inquadrato come fenomeno tipicamente vijng, lo si considera genericamente come "live media". Questo tipo di performance ha trovato posto anche in performance teatrali. Si può vedere un interessante video documentario in streaming su vjcentral.
A seguito, le istruzioni per realizzare un set di protovijng.
postato da: artemide83 alle ore 13:56 | link | commenti
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mercoledì, 25 ottobre 2006

Pietro Roccasalva

"Per l'impegno e l'ambizione. Perchè è riuscito a sorprendere con la sua ambiguità e complessità visionaria. Per la volontà di riconoscere le radici culturali della tradizione italiana. Per la sua inventività e versatilità tecnica che è riuscita a riportare nel quadro ciò che era fuori."
Con questa motivazione Roccasalva è stato insignito del premio Furla 2005.
Ci interessa questo autore per la capacità di sintetizzare linguaggi diversi in modo semplice, corente, e comunque inverso rispetto al solito: piuttosto che portare la pittura nel video, l’artista porta il video nella pittura.
Il suo lavoro ha a che fare con la pittura come campo d'azione specifico, anche e soprattutto come quando contempla l'utilizzo di installazione, video e riproduzione digitale: tutti quei media, insomma, che sembrerebbero partecipare alla "crisi" della pittura stessa.
I suoi lavori (...) sono strutture estremamente variabili in cui elaborazioni al computer, elementi scultorei, ambientali e dipinti sualizzano insieme il percorso che precede e segue la realizzazione di un'immagine pittorica
(FlashArt).
All’inaugurazione di una delle sue mostre, Roccasalva presentò ai visitatori una gru che elevava gli stessi alla terrazza della galleria. Ma visitando la mostra i giorni successivi all’inaugurazione, molto è perduto. Come se quel percorso si fosse spezzato (niente più braccio meccanico, niente più performer), lasciando il visitatore alle prese con il non facile compito di rimetterne insieme i frammenti.
Si prova così a seguire alcune piste. Una cromatica ad esempio, il rosso vivo è un colore che sembra ritmare la mostra: il cesto di vimini dell’elevatore, la civetta nel disegno in galleria, e le due parti del catino. Oppure il ritrovare topoes lessicali di Roccasalva come i termini “giocondità”.

Ed ancora: la figurazione dettagliata e la pittura attenta che descrive nel piano ipogeo un volto consumato. Oltre ovviamente ai rimandi temporali, che stabiliscono ossessivamente dei richiami tra le varie opere e tra le mostre di Roccasalva (Exibart).
postato da: artemide83 alle ore 17:08 | link | commenti
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lunedì, 23 ottobre 2006

Un grande loop, dentro di noi

Spesso durante il giorno mi vengono in mente immagini del passato, senza un motivo preciso. Si sà, è l’inconscio che ribolle, in continuo fermento.
Mi sembra che, dentro di noi, ci sia un film che viene riprodotto costantemente in grossi cicli, con variazioni di volta in volta minime. Come in una sorta di Resolume, che riproduce le clip a ripetizione, solo che questa clip stavolta è molto lunga, ed è formata dalle immagini che fanno parte della nostra anima, che la costituiscono.
Attribuiamo a vari agenti reali il nostro umore, ma forse tutto dipende da questa riproduzione ciclica, che ha nelle immagini dell’anima la sua apparenza.
Ad esempio, le mestruazioni delle donne, e quella cosa che hanno gli uomini almeno una volta al mese che li rende psicologicamente instabili…forse anche queste cose dipendono da questo grande ciclo.
Anche l’astrologia, ha a che fare con questa mia idea. Molto spesso l’astrologia c’azzecca. Ma, ignorantemente, ci interroghiamo sull’infulenza dei pianeti, quando invece si tratta di un fenomeno di sincronia tra eventi diversi.
E queste sincronie si manifestano nell’anima come immagini.
Non essendo mai ferme, ma in costante mutazione, è chiaro che la videoarte mi invita a cercare la possibilità di gestirle. In particolare il vijng, dove le macchine gestiscono le immagini automaticamente.
Sembra che si possa apportare modifiche a questo “film”, ma solo con grandi sforzi. Probabilmente ha a che fare con il nostro adattamento all’ambiente, così difficile da districare, e determinato da eventi molto antichi (ecco il ritorno di immagini del passato).
Ma questo loop, lunghissimo e complesso, è in costante riproduzione.
postato da: artemide83 alle ore 07:19 | link | commenti
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venerdì, 29 settembre 2006

Audiovisual Appeal

L'immagine elettronica, le emozioni che la mutualizzano, i gesti che sono alla base di queste emozioni.
Cambiano i media: dal video al digitale, e nel digitale attraverso nuovi formati, websites, blog, videofonini, i-pod. Ma il senso resta sempre lo stesso, la sfida con le immagini, la rivelazione del loro segreto essere.
Nel mio blog tengo il diario della mia ricerca, la ricerca di un senso concettuale, o semplicemente di un filo conduttore emozionale. Che si sviluppa attraverso la visione di video di artisti che ritengo validi, o la frequentazione di manifestazioni dedicate all'arte audiovisiva. Sempre in cerca di nuove istanze, e nella continua scremazione dello stesso fantasma, audiovisual appeal.
postato da: artemide83 alle ore 14:42 | link | commenti
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